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Check-up Mezzogiorno febbraio 2007

Pubblicata in data 26/2/2007

Il Direttore Generale dell'Ipi Andrea Vecchia e il Vicepresidente di Confindustria Ettore Artioli hanno presentato il 14 febbraio u. s. l'edizione di febbraio 2007 di Check-up Mezzogiorno, la raccolta di indicatori statistici sul posizionamento socio-economico e competitivo dell'area meridionale. Realizzato da Confindustria-Area Mezzogiorno e dall'Area Economia Applicata dell'IPI, Check-up Mezzogiorno consente di valutare la posizione del Mezzogiorno rispetto all'area del Centro-Nord, alla media dell'Italia, agli altri paesi della UE e del Mediterraneo. • Dopo un 2005 caratterizzato da una stagnazione del PIL, sia in generale per l’Italia sia per il Mezzogiorno, il 2006 ha visto una crescita significativa, per l’economia italiana (poco meno del 2%) e in misura più contenuta anche per il Mezzogiorno (+1,5%), crescita trainata soprattutto dalla componente estera. • L’indicatore tradizionale del divario rispetto al Centro-Nord (pil per abitante) ha evidenziato una dinamica favorevole nell’ultimo decennio, con una riduzione del divario rispetto al resto del paese (59,4 % del Centro-Nord nel 1995, a fronte di circa il 60% nel 2006). Questo risultato, tuttavia, è in parte attribuibile alla dinamica demografica: l’immigrazione, interna ed estera, continua a produrre un forte aumento della popolazione nel Centro Nord (oltre un milione 200 mila residenti in più in appena tre anni. • Perdura la dinamica favorevole del tasso di disoccupazione del Mezzogiorno, con una riduzione nei primi tre trimestri del 2006 (dal 14,3% al 12,3%). Se il livello rimane complessivamente ancora distante dal Centro-Nord (12,3% contro 4,4%), è perché prevalentemente sconta i ritardi delle componenti femminile e giovanile. • Il Check up Mezzogiorno mette in rilievo anche ulteriori e inaspettati segnali positivi: le medie imprese meridionali, ancorché poco numerose (8% dello stock delle medie imprese italiane), secondo l’ultimo studio annuale di Mediobanca-Unioncamere sono aumentate tra il 1998 e il 2003, con un tasso di incremento pari al doppio di quello registrato a livello nazionale. Le imprese metalmeccaniche del Sud con più di 20 addetti detengono oggi l’11,9% del parco macchine utensili nazionale (indagine UCIM), contro il 6,5% del 1996. • Alcune imprese meridionali si stanno quindi rafforzando: due regioni meridionali (Campania e Abruzzo) superano varie regioni centrosettentrionali per la percentuale del Pil regionale destinata a R&S. Le analisi svolte evidenziano inoltre che la variazione media annua della Spesa per R. & S. del Mezzogiorno nel periodo 2000-2004, sostenuta dalla crescita rilevata dal 2002, è stata lievemente superiore a quella del resto del Paese (6,1% a fronte del 5,1%). Anche l’ultima indagine dell’Istat sull’utilizzo delle tecnologie ICT (Dicembre 2006) dimostra che il Mezzogiorno è pressoché allineato con la media italiana per quota di imprese che utilizzano il personal computer, quelle con e-mail e con internet e intranet; per quanto riguarda altri indicatori come ad esempio il numero di addetti che fa uso di personal computer con connessione internet, seppure ancora inferiore al dato medio italiano (19,1% a fronte del 28,2%), nel 2006 l’indagine ha rilevato un consistente miglioramento rispetto all’anno precedente. • In generale, la performance dell’economia meridionale, pur in netta ripresa rispetto al 2005, continua a collocarsi su livelli inferiori a quelli del Centro Nord. Occorre tener presente che il Mezzogiorno è un’economia meno aperta del Centro Nord e di conseguenza in una fase di crescita indotta prevalentemente dalla componente estera non ha potuto che registrare una crescita lievemente più contenuta. La quota del Pil meridionale destinata all’esportazione si ferma infatti al livello del 9,4%, sensibilmente inferiore a quello del Centro Nord (25,3%). • Alcuni altri indicatori analizzati nella relazione descrivono delle situazioni di ritardo dell’area meridionale. Si pensi ad esempio all'attuazione delle politiche ambientali, alla povertà relativa delle famiglie meridionali (che si mantiene su livelli doppi di quelli del resto del Paese) o all'incerta evoluzione del settore portuale, nel quale i porti spagnoli e tedeschi appaiono ben più competitivi di quelli italiani o, infine, ai più ridotti tassi di sopravvivenza delle imprese del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-Nord.

 

 

 

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